Sapone di Marsiglia non a Marsiglia

Il sapone «di Marsiglia» lo producono soprattutto in Cina e in Turchia. Tanto che a Marsiglia di saponifici doc ne sono rimasti solo tre. Tanto scivolosa è la situazione del sapone, almeno di quello vero, che i produttori marsigliesi chiedono l’istituzione di una «Indicazione geografica protetta», ossia un logo che però per il momento è prevista soltanto per i prodotti alimentari.

Julie Bousquet-Fabre, presidentessa dell’Unione dei professionisti del sapone di Marsiglia, afferma che si vendono più saponi falsi che veri. Se ne trovano in tutti i mercatini della Provenza, e un po’ ovunque. La questione sta diventando un caso politico. La battaglia dei saponificatori è finita anche in rete.
Un imprenditore di 19 anni, Adrien Sergent, che nega di avere «alcun legame» con i produttori e giura che il suo è solo un «acte citoyen», ha lanciato una petizione on line, «Salviamo il sapone di Marsiglia». Risultato: 11 mila firme, comprese quelle di diversi parlamentari.

Il sapone a Marsiglia ha una storia lunga. La ricetta arrivò quasi certamente dalla Siria, e infatti ad Aleppo se ne produce uno uguale. Nel 1370 è segnalato il primo artigiano, nel 1593 la prima fabbrica, nel 1688 il primo editto contro la contraffazione. Lo firmò Colbert, ministro del Re Sole, e minacciava il sequestro della merce a chiunque non preparasse il sapone con gli unici prodotti ammessi: olio d’oliva, di palma o di copra, soda o sale marino e acqua.

La ricetta codificata nel 1906 prevede queste percentuali: 63% d’olio, 9 di soda e 18 d’acqua. L’acido grasso deve rappresentare in totale il 72% del «cubo» di vero sapone di Marsiglia, verde se si usa l’olio d’oliva, bianco se l’olio è di palma o di copra. Anche Napoleone, in un suo decreto, precisò che non ci dovevano essere né grassi animali né profumi né coloranti.

Figuriamoci. Il sapone di Marsiglia cinese o turco è fatto appunto con grasso animale, quindi non è né ipoallergenico né biodegradabile come l’originale (che, secondo una tenace credenza popolare, ha anche il potere di tenere lontani i crampi se se ne mette un pezzetto nel letto. Provare per – non – credere…). In compenso, rispetto a quello «vero» che richiede cinque fasi e 10 giorni di lavorazione, il sapone taroccato ha un pregio: costa molto meno.

E così, dopo la grande crisi del dopoguerra con l’arrivo dei detergenti sintetici, il sapone di Marsiglia ne vive un’altra, che forse sarà quella terminale. All’inizio del XX secolo, a Marsiglia c’erano 90 fabbriche; oggi sono quattro. L’Igp è l’ultima speranza per evitare che il business scoppi come una bolla di sapone.